Punti di forze e debolezze commerciali dell’Italia, con un focus particolare sulla produzione di energia.

E’ il tema principale di uno studio sulla bilancia commerciale e le tecnologie low carbon realizzato da Alessandro Zini e pubblicato dall’Enea.

Lo studio dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – riportato da QualEnergia.it – parte da un’analisi del 2017, anno in cui lo scambio internazionale per l’intero comparto low-carbon è valso ben 111 miliardi di dollari, e specifica che i settori più rilevanti sono stati il fotovoltaico (45 miliardi di dollari) e lo storage agli ioni di litio (21 miliardi di dollari).

Lo stesso anno, a livello internazionale, ha registrato un’elevata concentrazione geografica delle esportazioni, legata all’alto contenuto tecnologico e a vantaggi comparati. Di pari passo una concentrazione oligopolistica delle quote di mercato globale per azienda, per lo più dominato da multinazionali con un forte orientamento strategico ed elevata propensione agli investimenti.

«Tutto questo – chiarisce Zini – sta ad indicare che può essere difficile recuperare quote commerciali se si è rimasti indietro per molto tempo e non si è investito a sufficienza».

In questo scenario, il nostro Paese ha dimostrato di cavarsela nei settori solare termico e minieolico, con eccellenze nei comparti degli inverter e delle batterie al piombo, ma note dolenti risultano la mobilità elettrica e le batterie al litio.

Di particolare rilevanza è che l’Italia registra sempre minor dipendenza dai Paesi esteri per il fotovoltaico, con una ripresa dell’export e di investimenti esteri che svelano un certo interesse per l’era post incentivi del solare italiano. Il focus, infatti, dimostra un’importante crescita della competitività italiana nel solare termico (elevata specializzazione e bassa dipendenza dall’estero), nella produzione di componenti per l’eolico e nel mini-eolico. Settori che al momento, in termine di valore degli scambi, hanno una rilevanza contenuta, intorno allo 0,03%. Ancora deboli i settori italiani della mobilità elettrica e degli accumulatori.

Emerge che l’Italia ha ancora lacune nel fotovoltaico, con un saldo commerciale negativo (-0,18) che è sceso ancor più nei primi otto mesi del 2018 (-0,27), esercitando un certo peso sulla bilancia commerciale.

Si tratta di un settore particolare che dal 2013 ha registrato forti investimenti di aziende cinesi, sia nella forma di nuovi stabilimenti che della compartecipazione in aziende italiane, ed anche nella forma di acquisizioni societarie. In Italia la forma delle acquisizioni è stata prevalente rispetto a quella degli investimenti greenfield, «forse – commenta il focus – per il fatto che nel periodo post-incentivi si stava già creando un tessuto di imprese italiane nel settore». Un Paese come la Cina, suggerisce lo studio, potrebbe in parte essersi trasformato da esportatore netto ad investitore nei confronti dell’Italia e, specularmente, il nostro Paese potrebbe in parte essersi trasformato da grande importatore netto a modesto esportatore. «Non si può escludere – commenta l’autore Zini – che dietro l’aumento dell’export italiano vi sia anche il ruolo esercitato da soggetti internazionali di recente stabilimento nel nostro Paese. Il contesto italiano post-incentivi potrebbe essersi dimostrato favorevole ad essere utilizzato come nuovo vettore per aziende multinazionali che operavano già su altri mercati».

Vanno comunque evidenziate, e l’analisi dell’Enea lo fa, le division in cui l’Italia emerge con le sue eccellenze. E dunque, bene per gli inverter, le batterie al piombo, la componentistica per gli accumulatori, e la specializzazione nel comparto degli induttori elettrici, dove il Paese va molto forte e registra un saldo normalizzato costante tra 0,75 e 0,80.