Poche settimane fa, nel marzo 2018, è entrato in vigore il nuovo decreto legislativo sul Fondo nazionale per l’efficienza energetica. Un provvedimento che ha stanziato oltre 180 milioni di euro per la realizzazione di interventi di risparmio energetico per le imprese e la pubblica amministrazione. In estrema sintesi, si tratta dell’obbligo di effettuare controlli e analisi mirati sugli edifici, per verificarne la classe energetica e stabilire se – e quanta – energia viene sprecata o risparmiata da un edificio.

Secondo i dati diffusi da Legambiente nel rapporto “Basta case colabrodo”, in media un italiano spende tra 1.500 e 2.000 euro ogni anno per riscaldare casa. Cifre alte che potrebbero essere ridotte se gli interventi di efficienza energetica previsti per legge fossero svolti.

Le “case colabrodo” di cui parla Legambiente sono quelle abitazioni in cui c’è tanta – ingiustificata – dispersione energetica. La ragione del loro costante aumento è che in Italia la costruzione dell’82 per cento degli edifici risale a prima dell’entrata in vigore della normativa in materia di efficienza energetica e circa il 16,8 per cento delle case residenziali necessita di interventi conservativi e migliorativi.

Il rispetto della legge, oltre a consentire notevoli risparmi per i cittadini e maggior tutele ambientali, tutelerebbe un diritto fondamentale dei consumatori: sapere quanto consumi la propria abitazione per il riscaldamento!

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