Sono responsabili dell’emissione in atmosfera del 70% di particolato Pm10: l’Arpat Toscana classifica le stufe, a legna e a pellet, e i caminetti quali maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico, insieme con il traffico stradale. Fonti per il riscaldamento che hanno un peso rilevante nei mesi invernali, quando il contributo percentuale della combustione delle biomasse legnose alla massa di Pm10 in atmosfera raggiunge anche il 60%, e circa il 40% nel caso del Pm2,5. In particolare, analizzando le cause principali del rilascio di Pm10 primario, la ricerca dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana chiarisce che il 70% viene dal riscaldamento domestico e, nello specifico, oltre il 99% di questa percentuale proviene dalla combustione di legna. A preoccupare non è solo il timore di pesanti sanzioni dall’Europa ma soprattutto l’aumento delle morti premature che, ogni anno, in Italia classificano quale colpevole l’inquinamento atmosferico urbano. Già nel 2015 l’Enea pubblicò un rapporto in cui si attestava che il 56% dell’inquinamento totale da Pm 2,5, le particelle solide più pericolose per la salute (i cui valori, secondo l’Oms, sono rispettati solo nel 6% delle stazioni di rilevamento italiane), proviene da impianti a pellet e a legna, con il resto a carico di traffico e industria. Le biomasse sono la fonte rinnovabile che più contribuisce al mix energetico italiano. In termini di emissioni CO2, legna, pellet e le altre biomasse sostituiscono tantissima energia da fossili. È, dunque, necessario – oltre che urgente – avviare investimenti importanti in tecnologie all’avanguardia, in grado di limitare le caratteristiche nocive delle emissioni, evitando di dover rinunciare a queste fonti. La stessa Arpat Toscana, mentre pubblica dati allarmanti, chiarisce che la pericolosità delle emissioni dipende dalla tipologia di apparecchio utilizzato: l’84% delle emissioni da riscaldamento a legna è imputabile alla combustione in caminetti aperti e stufe tradizionali. Tesi confermata anche da associazioni di categoria, quali Aiel – Associazione Italiana Energie Agroforestali, Confartigianato Veneto, Anfus – Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini, e Assocosma – Associazione Nazionale Costruttori Stufe. Dai loro studi emerge che l’apporto della combustione domestica alla produzione di Pm10 è in calo, soprattutto grazie al turnover tecnologico, ovvero alla sostituzione dei vecchi apparecchi obsoleti con nuovi e performanti generatori a legna e pellet. È, quindi, necessario proseguire sulla strada del ricambio di generatori ormai obsoleti e pericolosi, poiché altamente inquinanti, nel rispetto del decreto ministeriale n.186 del 2017, che ha introdotto una classificazione a stelle per questi apparecchi.