Da un corretto trattamento dei rifiuti attraverso termovalorizzazione e compostaggio si ottiene un’elevata quantità di energia, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di circa 3 milioni di famiglie.

È quanto avvenuto nel 2017, con 7,6 megawatt di energia ricavati e ben 2,8 milioni di nuclei familiari soddisfatti. Ma c’è di più: il 100% dell’energia prodotta dagli impianti di digestione anaerobica, e il 51% di quella prodotta dagli inceneritori, è energia rinnovabile!

A renderlo noto è il “Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia”, realizzato da Utilitalia – la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia – in collaborazione con l’Istituto Ispra – Centro studi del Ministero dell’Ambiente – e presentato pochi giorni fa a Roma. “Questa energia – si legge in una nota – sostituendo l’utilizzo di combustibili fossili contribuisce alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti e alla lotta ai cambiamenti climatici. Si tratta, inoltre, di energia prodotta localmente, che contribuisce a ridurre la dipendenza dall’estero”.

Purtroppo, a queste note positive, si aggiungono dati allarmanti che frenano l’entusiasmo: la quantità di questa energia “positiva” diminuirà sempre più poiché in Italia gli impianti sono pochi e mal dislocati!

Quelli di compostaggio attivi sono 47 al Nord, 2 al Centro e 6 al Sud; quelli per la digestione anaerobica dei fanghi di depurazione sono 45 al Nord, 17 al Centro e 25 al Sud; gli inceneritori sono 25 al Nord, 7 al Centro e 6 al Sud. Tutto ciò comporta che una gran parte della raccolta differenziata svolta in modo corretto dai cittadini meridionali deve essere portata al Nord per poter essere trattata, e di conseguenza si riducono i benefici perché il trasferimento avviene in gran parte con mezzi di trasporto e contribuisce all’aumento delle emissioni di anidride carbonica.

«Senza impianti di digestione anaerobica e senza inceneritori non si chiude il ciclo dei rifiuti e non si potranno raggiungere i target richiesti dall’Unione Europea – sottolinea Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia -. Serve una strategia nazionale per un riequilibrio territoriale, in modo da limitare il trasporto fra diverse regioni e le esportazioni, per abbattere le emissioni di CO2 dei camion».

Ancora oggi, infatti, in Italia il 23% dei rifiuti finisce in discarica, mentre l’Unione Europea chiede di scendere al 10% entro il 2035! Ciò nonostante, è innegabile che i passi in avanti ci sono stati e i segnali positivi continuano ad arrivare: «In Italia la raccolta differenziata va molto bene, spinta da un’incisiva campagna di sensibilizzazione – precisa Renato Boero, Coordinatore della Commissione impianti di Utilitalia. Senza dimenticare che il 100% dell’energia prodotta dagli impianti di digestione anaerobica è classificata come energia rinnovabile. Un efficientamento del sistema costituirebbe una politica in linea con le direttive UE e con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite».