Un piccolo passo avanti, un segnale positivo che infonde coraggio ma allo stesso tempo ricorda che il lavoro da fare è ancora molto!

Cresce il numero di lavoratrici impiegate nei settori dell’energia, a vario titolo, ma il divario tra uomini e donne è ancora ampio, soprattutto se si guardano i livelli manageriali e tecnici.

Eppure, sono sempre più le donne che si appassionano ai temi di efficienza energetica, fonti rinnovabili e tecnologie low-carbon, e scelgono di specializzarsi con una formazione tecnico-scientifica.

Ad accendere i riflettori su queste dinamiche, con tanto di dati e numeri, è stata l’Enea – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – che, per sensibilizzare su questi temi e generare un’inversione di tendenza, poche settimane fa ha sottoscritto un accordo di collaborazione con l’Agenzia Internazionale dell’Energia, dal Canada, la Finlandia e la Svezia, intitolato “Clean Energy Education and Empowerment”.

Un documento che mira al rafforzamento del ruolo delle donne nelle imprese della filiera dell’energia, partendo proprio da un dato importante: la formazione universitaria dovrebbe essere la base imprescindibile per una carriera di successo. Eppure in questi settori, se si guarda alle differenze di genere, occorre ammettere che non è così.

«I dati finora rilevati – spiega Tania Giuffrida, dell’Enea – non sono in linea con quelli sulla formazione universitaria. In Italia, nel 2014, la percentuale di donne laureate nei settori tecnico-scientifici era pari al 53 per cento, contro il 58 per cento totale delle lauree».

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