Era stato annunciato ma nessuno immaginava che il rincaro sarebbe stato così tanto salato.A 2019 ormai iniziato possiamo dirlo: negli ultimi mesi del 2018 per l’energia elettrica le famiglie italiane hanno pagato i prezzi più alti del decennio. Aumenti più ridotti, +10%, solo per piccole e medie imprese. Nel contempo è rallentata la crescita dei consumi energetici: +1% rispetto al +3,2% registrato nel primo semestre dello scorso anno.A diffondere questi dati è l’Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, nella sua analisi trimestrale del sistema energetico, segnalando un calo del 5% dell’indice Ispred (lo strumento che misura la transizione energetica dell’Italia): l’ottavo peggioramento trimestrale consecutivo! «La causa, stavolta, è l’incremento dei prezzi finali sulla spinta delle commodity energetiche, con l’impennata del gas naturale (+60%), dei prezzi della borsa elettrica (+33,5%) e del petrolio Brent che a ottobre ha raggiunto gli 85dollari al barile – sottolinea Francesco Gracceva, esperto dell’Agenzia Enea che ha coordinato l’analisi trimestrale -. Gli effetti dei successivi forti cali del greggio, oggi a 55 dollari, e in misura minore del gas, si manifesteranno solo nei prossimi mesi». Inoltre, dall’ultima analisi è emerso con chiarezza che le aziende italiane pagano prezzi superiori rispetto alla media UE, ad eccezione delle grandi imprese: un’azienda medio-piccola, con consumi annui di 1,25 milioni di chilowattora, per l’energia elettrica spende ogni anno quasi 70mila euro in più rispetto a un competitor francese, e circa 30mila euro in più rispetto a un omologo britannico o spagnolo. Se ancora non si registrano passi avanti significativi nel campo delle tecnologie low carbon, soprattutto in settori strategici quali mobilità elettrica e rinnovabili, nota positiva è il calo delle emissioni di CO2 evidenziato dall’Enea: -0,5% rispetto allo stesso periodo del 2017, quasi -1 nei primi nove mesi dell’anno. Infine, anche sul fronte sicurezza e stabilità, l’esperto dell’Enea parla di una “sostanziale stabilità” italiana ma non esclude eventuali criticità per i settori elettricità e gas, nel caso di eventi gravi e improvvisi. «La disponibilità, solo parziale, dell’interconnessione con il nord Europa fa sì che il sistema gas rispetti a fatica la regola di sicurezza N-1, in uno scenario condizionato dalla crescita della domanda asiatica e dal ruolo sempre più strategico del gas russo (in particolare di quello trasportato sulla critica rotta ucraina), che nel terzo trimestre di quest’anno ha raggiunto il 50% dell’import nazionale – aggiunge Gracceva -. Le analisi dell’associazione europea dei gestori delle reti di gas tendono a escludere il rischio di interruzioni delle forniture ma in caso di shock di domanda o offerta è plausibile uno scenario di volatilità, anche elevata, dei prezzi. Potrebbero esservi problemi di adeguatezza del sistema elettrico, qualora si verificassero condizioni di elevata domanda e bassa produzione da rinnovabili».